Obiettivo
Documentare le caratteristiche dei server fisici e i criteri con cui sono scelti, per bilanciare prestazioni, consumi, rumore e costi di gestione.
Architettura
L'infrastruttura si basa su tre server x86 eterogenei (workstation e server di seconda mano) dedicati alla virtualizzazione, con CPU dotate di estensioni di virtualizzazione, memoria dimensionata sui carichi reali e dischi a stato solido. Due nodi hanno GPU dedicate per il passthrough verso le VM. Una scheda di rete aggiuntiva separa il traffico di cluster da quello dei servizi. Un gruppo di continuità protegge nodi e apparati di rete.
Dettagli
Classi di hardware
I tre nodi non sono gemelli: sono workstation e server di seconda mano recuperati nel tempo, non comprati come kit identico. Conta più l'equilibrio tra potenza, rumore e costo di gestione che la potenza massima di un singolo nodo: ogni macchina fa il ruolo per cui è più adatta (il server più potente ospita i carichi pesanti, le altre due i servizi leggeri e i laboratori). Una seconda scheda di rete permette di separare il traffico di cluster da quello dei servizi.
Consumi, rumore e raffreddamento
Un homelab resta acceso di continuo, quindi consumi e rumore pesano quanto le prestazioni. Il nodo più potente (un server rack biprocessore) è anche quello più rumoroso e con i consumi più alti: resta acceso perché serve la capacità di calcolo, ma è il primo candidato a essere sostituito con qualcosa di più efficiente. Assegnare alle VM solo le risorse necessarie evita di sovraccaricare i nodi più piccoli.
Alimentazione e ridondanza
Un gruppo di continuità (UPS) protegge nodi e apparati di rete da sbalzi e brevi interruzioni e segnala ai nodi lo spegnimento ordinato quando la batteria si esaurisce. La ridondanza è affidata soprattutto ai nodi del cluster, più che ai componenti interni di un singolo server: l'organizzazione in cluster è descritta in Cluster Proxmox VE a tre nodi: creazione, quorum e prime verifiche.
Configurazione attuale
| Nodo 1 | Nodo 2 | Nodo 3 | |
|---|---|---|---|
| Produttore e modello | HP Z220 SFF Workstation | Dell PowerEdge R630 | PC assemblato (scheda madre OEM) |
| CPU | Intel Xeon E3-1245 V2 @ 3.40 GHz | 2× Intel Xeon E5-2680 v4 @ 2.40 GHz | Intel Core i7-4770 @ 3.40 GHz |
| Core / thread | 4 / 8 | 28 / 56 | 4 / 8 |
| RAM | 32 GB | 80 GB | 24 GB |
| Storage | ~465 GB SSD | ~3,9 TB SSD + ~1,8 TB HDD | ~1,6 TB SSD |
| GPU | 1× NVIDIA RTX A2000 | 2× NVIDIA RTX A400 | — |
- CPU: tutte con estensioni di virtualizzazione (VT-x/VT-d), per poter passare dispositivi dedicati alle VM quando serve.
- GPU: le schede professionali sui nodi 1 e 2 sono dedicate al passthrough verso macchine virtuali che ne hanno bisogno (es. Immich per l'accelerazione hardware, carichi di calcolo), non alla grafica dell'host.
- Rete per nodo: due interfacce Ethernet, una per il traffico di servizi e una dedicata al traffico di cluster (Corosync) e alla replica ZFS.
- UPS: Eaton 5PX2200IRT2UG2, line-interactive, 2.200 VA / 2.200 W, onda sinusoidale pura, 8 prese C13 e 2 C19, batterie sostituibili a caldo, formato rack 2U. Monitorato via USB HID e seriale RS-232, così i nodi ricevono il segnale di spegnimento ordinato quando la batteria si esaurisce (copre nodi, switch e firewall; non è pensato per restare operativi a lungo in assenza di rete elettrica, solo per un rientro pulito).